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Vigneto

Nell’era mesozoica circa cioè 140 milioni di anni fa, comparve la vite sulla terra. Nell’era cenozoica, le vitacee disseminate dagli uccelli si diffondono nei boschi di tutti i continenti; vinaccioli di Vitis Silvestris appartenenti al quaternario sono stati trovati nei travertini toscani, marchigiani e laziali.
La vinificazione che iniziò con la Vitis Silvestris era già intensiva nel terzo millennio a.C. in Asia Minore, Mesopotamia, Siria, Palestina, Grecia e Egitto. Questi popoli con selezione progressiva crearono la Vitis Vinifera sativa e furono gli Egizi a creare le basi della moderna viticoltura specializzando il sistema di allevamento con la coltivazione a pergola e scoprendo la potatura. In una necropoli egiziana di circa 2000 anni a.C. sono raffigurate “capre incaricate di brucare la vigna” perché avevano costatato che le viti mangiate, davano grappoli e vini di migliore qualità. Queste pratiche furono poi trasmesse ai Greci e da questi ai Romani che, con le loro conquiste, le fecero conoscere in tutta Europa. Dopo la caduta dell’impero romano, la Chiesa divenne il principale veicolo di diffusione e conservazione del patrimonio vitivinicolo ed oggi l’area di maggior diffusione della vite e del consumo del vino corrisponde a quella di espansione geografica del cristianesimo.
Una grossa rivoluzione che stravolse il mondo della vite e del vino avvenne con la scoperta dell’America e l’arrivo in Europa nella metà del secolo scorso della fillossera, della peronospora e dell’oidio. Parassiti che vivevano da sempre sulle viti americane che avevano, per questo, elaborato difese naturali. La vite europea si trovò indifesa e rischiò l’estinzione. Anzi dato che l’innesto (piede americano e marza europea) è risultato l’unico rimedio efficace contro l’attacco della fillossera, tutte le varietà poco adatte a questa soluzione sono di fatto scomparse dalla coltivazione. Le conseguenze delle crittogame sono state l’introduzione dello zolfo e del rame, purtroppo, nelle pratiche colturali. La vite nel Lazio è stata sempre una coltura fondamentale dell’economia agricola, ed essa concorre a formare la p.l.v. (produzione lorda vendibile) con una incidenza in media del 20-25%. La diffusione della coltura nel territorio regionale è estesa in tutte e cinque le province con una incidenza maggiore in provincia di Roma e poi da tutte le altre.
Con Decreto del 22/11/95 è stata riconosciuta L’INDICAZIONE GEOGRAFICA LAZIO e con Decreto del 2/08/96 il relativo disciplinare di produzione.

Sistema di allevamento

L’impianto dei vigneti è stato realizzato tra il 1972 e il 1973. I vitigni presenti sono Trebbiano Toscano, Sangiovese, Montepulciano, Merlot.
Il sesto d’impianto è di 3 x 3 m, corrispondente ad una densità di 1100 viti/ha e l’allevamento a pergola.
Gli appezzamenti sono tutti monovitigno per permettere la raccolta differenziata per qualità e periodo di maturazione.
L’allevamento a pergola è stato scelto per evitare le brinate primaverili ed ombreggiare il grappolo nel periodo fine luglio, dove l’eccessiva insolazione provoca surriscaldamento e danni qualitativi. Questo sistema di allevamento permette inoltre di diminuire il rame e lo zolfo per la migliore disposizione dei grappoli.

Tecniche Culturali

Dal 1986 è stata adottata la pratica dell’inerbimento spontaneo i filari sono gestiti alternando l’altezza dell’erba in maniera diversa, e sono state create delle piccole zone con abitat differenti con cumuli di sassi, piccole siepi, piante aromatiche, piante a fiore, case per uccelli di varia dimensione, alberi ai capitesta, ecc che permettere a le varie tipologie di insetti ed animali, di trovare un più adatto ambiente di vita. Tutto il bosco dell’azienda è stato trasformato da ceduo in alto fusto per creare un biotipo stabile e sono stati introdotti un piccolo gruppo di grandi animali (mucche, asini, pecore ecc) con pascolo libero e senza alcun prelievo di carne, latte, ecc .
La potatura è manuale come la raccolta e tutte le azioni dell’Azienda sono indirizzate a favorire la biodiversità rendendola sempre più complessa.

Concimazione

Dal 1986 la concimazione avviene mediante l’apporto esclusivo di letame e di ammendanti organici con pascolo libero degli animali liberi dell’azienda.
Durante la Primavera/Estate per via fogliare, a volte, sono somministrati macerati vegetali a base di equiseto, ortica, valeriana, aglio, lavanda, eucalipto ecc.
Sino ad oggi non si sono manifestate mancanze né di macro che di Microelementi.
Dall’anno di conversione biodinamica, l’Azienda composta in proprio, il letame bovino biologico necessario Umus alle piante.

Difesa Fitosanitaria

I principi attivi per la difesa anticrittogamica sono:
- rame con un limite massimo di kg 2.3 /ha
- Zolfo bagnabile con limite massimo di 10 kg /ha

Da anni sono i corso sperimentazioni sia per sostituire il rame e lo zolfo con prodotti con inferiore impatto ambientale, sia per la diminuzione degli stessi aumentando la resistenza indiretta delle piante con la biodiversità.

-Difesa dalla Peronospora (Plasmopara Viticola Berk)
Il numero dei trattamenti varia da 6 a 10, in funzione dell’andamento stagionale, eseguiti nel periodo da Maggio a Luglio per un quantitativo massimo complessivo di rame metallico/ettaro di 2.3 kg.
Le attrezzature di distribuzione dei prodotti antiperonosporici sono atomizzatori a volume normale, in quanto si sono fatte delle prove con distribuzione a basso volume ma, l’alta concentrazione del principio attivo rendeva piccole soste o minimi ritardi estremamente pericolose per la concentrazione dei prodotti in distribuzione che arrecavano danni e bruciature tali da far abbandonare l’uso di tali mezzi.
-Difesa dall’Oidio (Oidium Tuckeri Berk, Uncinula necator Schw)
La difesa antioidica non presenta particolari difficoltà in quanto gli interventi possono coincidere con i primi segnali d’infezione e sono compiuti, in abbinamento al trattamento antiperonosporico per un quantitativo massimo complessivo di zolfo/ettaro di 10kg.
-Difesa dalla Botrite (Botrytis Cinerea Pers.)
Non è eseguito nessun trattamento antibotritico.
-Controllo degli Insetti Non vengono effettuati interventi in ottemperanza al Disciplinare Vegan. Si incrementa la biodiversità per un equilibrio completo del territorio. -Mal dell’esca (Stereum purpureum Pers, Fomes sp. Kickx)
Potatura separata con l’allontanamento e la bruciatura dei residui secchi, disinfezione dei tagli di potatura grossi e degli attrezzi.

Vendemmia e Rese

L’Azienda Agricola trasforma esclusivamente le uve di sua produzione tutte rigorosamente coltivate secondo la metodologia biodinamica e Vegana.
La data della vendemmia secondo l’andamento stagionale cade generalmente intorno al 15/20 Settembre. L’inizio è deciso a seconda della maturazione dei vinaccioli. La raccolta avviene manualmente e coinvolge mediamente 30/40 persone. Questo permette, dopo massimo venti minuti dal distacco del grappolo, di poter avviare alla cantina aziendale l’uva raccolta. E’ molto importante la brevità della sosta prima della pigiatura ed il suo stato di sanità per evitare l’insorgere di fenomeni ossidativi e di fermentazioni anomale ed è, quindi, una virtù necessaria ed indispensabile per evitare l’aggiunta di anidride solforosa esaltando i parametri qualitativi del nuovo vino con garanzie di stabilità e conservazione pari se non superiori al convenzionale.
Le rese s’aggirano sui 80/110 q.li d’uva ettaro, in funzione delle annate e dei vitigni.

Vinificazione

L’uva prodotta è trasformata direttamente in Azienda.
La bianca dopo una pigiatura soffice mediante rulli aperti è avviata alle PRESSE VASLIN orizzontali a piatto e con il ciclo più lungo (per mantenere la pressione più bassa possibile) è esaurita limitando il contenuto dei Polifenoli e dei tannini a valori normali. Il mosto fiore ottenuto, viene raffreddato tramite frigorifero Padovan di 60.000 frigorie a 8/10° C e lasciato decantare per 12 ore, viene quindi separato il precipitato mediante filtrazione con filtro sottovuoto Padovan da 6 mq; il mosto pulito viene fatto fermentare a 17° C mediante ed esclusivamente lieviti autoctoni e la fermentazione che è solo lenta, dura circa 45 giorni al termine della quale s’ottiene un vino delicatamente profumato con caratteristiche di mela golden o ananas, fresco, vivace, gradevole.
L’uva rossa diraspata per separare il raspo ( portatore di sostanze varie, acque di vegetazione, ecc. ecc.) dagli acini mediante pigiadiraspatrice modificata per non far superare 800 giri/minuto al battitore. E’ inviata nei contenitori di vinificazione ove sosta in macerazione per almeno 10 giorni con mediamente 3 rimontaggi giornalieri . Dopo i 10 giorni sono separate le bucce sempre tramite le PRESSE VASLIN ed il mosto-vino avviato a terminare la fermentazione nei contenitori della cantina. Anche in questo caso i lieviti sono esclusivamente autoctoni ottenendo un prodotto delicatamente profumato con caratteristiche di marasca, leggermente tannico, mediamente strutturato.

Conservazione

Terminata la fermentazione alcolica, è fatto un primo travaso dopo di che s’attende la pulizia statica del nuovo vino che normalmente si completa nel mese di Gennaio ove avviene anche la necessaria fermentazione malolattica. Nel mese di Gennaio-Febbraio il vino viene filtrato. Fatto questo, di norma, terminano le operazioni che precedono l’imbottigliamento.

Imbottigliamento

È un processo molto delicato, in quanto il vino posto in bottiglia deve essere esente da lieviti e batteri per evitare riprese fermentative o fermentazioni anomale che ne modificherebbero le caratteristiche qualitative; si deve passare da un flora di milioni d’individui per centimetro quadrato ad un contenuto vicino allo zero. L’imbottigliamento sterile a freddo garantisce, la sicurezza del controllo biologico ed è l’unico procedimento logico ed in linea con il nostro stile di vita.